Fiori e note musicali

Febbraio, sinonimo di neve (almeno in molte regioni), sinonimo d’amore… san Valentino la fa da padrone, sinonimo di settimana del cinema qui al Circolo, sinonimo di canzone.

Una volta era Garibaldi. Un secolo e mezzo fa uni’ l’Italia da nord a sud. Oggi è Sanremo, e lo fa da una sessantina d’anni a questa parte.

Sanremo a sua volta sinonimo da mare, di fiori e del festival della canzone italiana.

Ecco. Per Sanremo ci passi per forza. Ci cresci.

Ci sono cresciuta io, che ho più di trent’anni, ma anche mia madre, persino mia nonna nella sua giovinezza. Per lei era Nilla Pizzi e i suoi mazzi di rose… per mia madre Toto Cutugno e il suo essere italiano… per noi sono i giovani che crescono con i nostri stessi sogni e il vederli li’ un po’ ci commuove, e di diverso in fondo non c’è niente.

Retrogrado, vecchio, commerciale, costruito. Certo che è vero.

Ma se sono qui a scrivere di questo è perchè alla fine il Festival di Sanremo è una delle poche cose che ancora ti fa ridere, sperare, sognare in qualche modo, e che con mio stupore mi sono ritrovata a guardare qui a Rouen quale unico programma italiano alla televisione.

Arriva alla RAI che fuori fa buio e per come lo ricordo io spesso fuori imperversano tormente di neve, il fuoco è acceso nel camino e ci si ritrova insieme agli amici in casa- forse una volta era la polenta, oggi sono le pizze a domicilio, accompagnate dal Ciobar (la cioccolata calda in polvere), che prepari sul pentolino. Si chiacchiera, un’occhiata all’orologio se è l’ora in cui arriva Benigni o Celentano, no, sono ancora le canzoni, e allora con la musica in sottofondo trasformi una semplice serata in qualcosa che ti resta impregnato nella memoria ed entra tuo malgrado a far parte del tuo DNA.

Lo sfotti. Roba da nonni. La lagna infinita… eppure in quella settimana (tanto è la sua durata per chi non lo sapesse), nei bar non si parla d’altro, qualcosa di diverso dal tempo e di questo almeno gli va dato atto, per le strade, in televisione. Giri di milioni di euro. Se paghi il canone puoi anche sperare di sederti in prima fila la serata finale. Pero’ quel fascino non lo glielo togli. Ti fa sentire italiano un po’ come la Nazionale. Non lo so cos’è… forse sono davvero i fiori…

Ma dal Piemonte alla Sicilia quella settimana si assomiglia davvero per tutti. Forse è perchè resta un punto di riferimento in questi tempi di sicuro non facili. Le canzoni sono un po’ la speranza che non perdi.

Sa di quando eri bambino. Di quella magia che hai addosso quando sei ancora puro. E hai la certezza che quando tornerai ad esserlo, puro, con i capelli bianchi e ti faranno male le ossa, la RAI o chi per lei, trasmetterà ancora il centocinquantesimo Festival della Canzone italiana.