Una mattina qualunque in un qualunque bar di provincia

Lui si sveglia alle cinque.

Magari non abita lontano, forse qualche centinaio di metri, ma quando io alle sei e un quarto sono già li’, in piedi davanti al bancone, lui il caffé me l’ha già messo davanti ; bello corposo, profumato, con due bustine di zucchero di canna appoggiate sul piattino. Sono mesi che ogni mattina alla stessa ora, inizio il mio rituale e lui conosce ormai le mie abitudini. Io riesco ad aprire gli occhi solo dopo aver svuotato la tazzina ; mi rendo conto che la mia giornata inizia.

Lui , il barista , mi guarda e sorride, la braccia appoggiate al bancone : mi spiega che oggi é prevista pioggia, che stasera daranno la semifinale di ritorno della Champions e lui organizza un aperitivo davanti al grande schermo che ha installato in sala.

Gli rispondo che ci saro’ , che portero’ qualche amico. Poi prendo coraggio e glielo chiedo .

In fondo conosco appena il suo nome, non so neppure quanti anni abbia. Eppure conosco perfettamente la ruga sulla fronte che si forma sul suo volto quando il caffè gli è venuto male e gli dispiace (cavolo, è solo un caffè), il sorriso simpatico quando capisce che chi gli sta davanti vuole attaccar bottone con qualcuno e spesso lui è quel qualcuno . Le braccia che si porta ai fianchi quando ha terminato la prima lavastoviglie della giornata.

-Ma come fai ?-

Lui ci pensa.

-Non ci vuole molto. Prendi il braccetto della macchina, lo sbatti, lo liberi dai fondi, ne metti di nuovi, li pressi, poi premi il bottone. Fa tutto lei.- risponde indicando la macchina per il caffè.

-Io dicevo tu, come riesci a stare qua dentro tutto questo tempo?-

Allora il suo sguardo si illumina, e questo non glielo avevo ancora mai visto.

-Questa è la mia scuola. Ogni giorno imparo qualcosa. E’ un allenamento costante il mio, giornaliero. So riconoscere la gioia e la tristezza di qualcuno da come tiene il pollice sul manico della tazzina, l’inquietudine da come muove le labbra quando le appoggia e assapora il caffé. Ci sono quelli che ogni mattina si mettono sullo stesso punto davanti al bancone e se malauguratamente un giorno il posto è occupato da un altro, dio ce ne scampi ! La giornata potrebbe prendere una piega sbagliata ! Per parlare di solito basta il tempo, la partita, il programma nuovo alla televisione. Il tempo di un caffé non é molto; passa veloce. Quello che imparo, lo imparo in silenzio. -

-E quelli come me che invece non si fanno gli affari propri?- gli dico, ridendo.

-Sono quelli he il tempo di un caffè lo prolungano come per magia. E non è da tutti. Sono quelli che mi fanno capire che in questo lavoro nessun attimo va sprecato, che ogni istante è buono per imparare da qualcuno. Sono quelli che quando mi parlano mi guardano negli occhi.-

Gli allungo un euro, lo ringrazio e lo saluto.

Adesso vado anch’io al mio lavoro, al barista non pensero’ più, saro’ sommerso anch’io dai miei soliti impegni e dai miei doveri. Ma domattina, come ogni mattina, saro’ di nuovo li’ e l’aroma del caffè che insegna mi cullerà per tutta la giornata. E l’ordinario all’improvviso diventa straordinario.

Laura AMADIO